Avengers: Infinity War – Analisi narrativa

infinity-war - Cover cinema

Dieci anni fa usciva nelle sale cinematografiche il film Ironman, primo passo della Marvel verso la creazione di un universo condiviso che ha dato vita a un fenomeno di portata immensa, spingendo moltitudini di narratori a provare ad imitarlo, e altrettanti semplicemente ad omaggiarlo.

La spinta mediatica data dal Marvel Cinematic Universe è qualcosa di unico e inimitabile, e dopo dieci anni e una ventina di film nel mentre, si può dire che l’obbiettivo della casa delle meraviglie è stato centrato appieno.

Ora, se avete letto il mio articolo il supereroe che ci meritiamo , potete ben immaginare cosa ne pensi della qualità narrativa di tutti i film facenti parte di questo universo: vuoi per un motivo, vuoi per un altro, i film Marvel non sono mai riusciti a catturarmi più di tanto. Fatta eccezione per il primo Ironman, Spiderman Homecoming e I Guardiani della galassia, gli altri mi hanno lasciato piuttosto indifferenti, in alcuni casi addirittura mi hanno annoiato a tal punto da non riuscire a finirli (vedi ad esempio il primo Thor). E chiariamoci, questa cosa non è mai dovuta principalmente ai film in se, che a livello di intrattenimento sono a livelli altissimi e possono divertire come pochi, quanto più a una questione di aspettative e gusti personali. Il fatto che non ci fossero Villain degni di nota, e che le storie si rivelassero quasi sempre troppo simili l’una con l’altra, non mi ha mai fatto affezionare ai personaggi più di tanto.

Detto questo però, l’ecosistema creato dalla Marvel, e la sua pianificazione di un’epopea lunga un decennio, rappresenta qualcosa di unico e sensazionale; e, indipendentemente dai gusti personali, non si può negare, anzi se ne può imparare tanto (e magari scrivere un articolo dedicato, più avanti), quanto ciò rappresenti un evento importante nell’industria cinematografica e narrativa. Non mi stupirebbe affatto se, nei prossimi anni, nelle accademie di cinema il MCU diventasse materiale di studio.

infinity war - Avengers film.png

Per questo motivo, alla fine dei conti, ho sempre provato a guardare ogni nuovo capitolo; e più ci si avvicinava a Infinity War più ero sinceramente curioso di vedere dove stavano andando a parare i creatori di questa enorme storia corale. Arrivati alla data di uscita mi sono quindi recato al cinema il giorno stesso, pieno di curiosità, ma con aspettative molto basse; sicuro di trovarmi di fronte all’ennesima sceneggiatura dove il bene e il male sarebbero stati marcati nettamente come bianco e nero, e dove non avrebbero avuto il coraggio di uccidere personaggi che, a conti fatti, valgono ognuno milioni di dollari l’uno solo di merchandaising. Ero certo che il film sarebbe stato solo un ammasso di comparsate e scuse con cui farli combattere “perché sì”.

Aspettative basse quindi, ma voglia di studiare e imparare, come sempre; nonché di vivere questo evento tanto atteso da un’intera generazione, e magari cercare ancora una volta di intravedere quale fosse la scintilla in grado di dare vita al fenomeno MCU.

Già a metà film mi è stata evidente una cosa: mi sbagliavo.

Le mie aspettative sono state spazzate via da un’opera di qualità inaspettata, in grado di entusiasmarmi, catturare la mia attenzione ed emozionarmi come i film di supereroi non riuscivano più a fare da tempo.

Infinity War è un gran film, che supera di netto ogni altra pellicola Marvel precedente, e abbatte gran parte dei difetti che finora mi avevano sempre lasciato interdetto. Naturalmente rimane una pellicola che punta all’intrattenimento, ma per una volta quest’ultimo non soppianta una buona sceneggiatura, ma anzi fa da collante tra una scena emotiva e l’altra in maniera perfetta.

Sono felice di essermi sbagliato, e se ad ogni mio errore di valutazione il risultato fosse questo sarei pronto a metterci la firma.

Questa lunga premessa era doverosa per farvi capire che a parlare non è un fan del MCU, anzi, ma un appassionato di narrativa in ogni sua forma, e credo che il fatto che Infinity War sia riuscito a catturare anche una persona come me, già reticente alla base nei suoi confronti, dimostri già di per sé la sua grande qualità.

Ma ora basta con i giri di parola, Viandanti, e passiamo direttamente all’analisi narrativa di quest’opera.

Come sempre ci tengo a precisare che l’articolo è pensato per chi ha già visto il film, ed è interessato all’approfondimento della sua narrativa. Non è quindi una recensione, non parlerò per nulla del fronte tecnico del film, né della recitazione, ma solo di tutto ciò che concerne la sua storia. Per tanto ci saranno spoiler, e anche grossi.

Detto questo, non mi rimane che augurarvi buona lettura, Viandanti.

1 – Thanos, il villain che mancava

Se avete letto il mio articolo il fascino del cattivo, sapete bene quanto sia importante per me la presenza di un antagonista caratterialmente forte, carismatico e con una personalità stratificata e profonda. Probabilmente questo è uno dei fattori più importanti del perché Infinity War sia così superiore ai suoi film precedenti: Thanos è il miglior antagonista mai visto in un film della Marvel.

Facile, penseranno molti di voi, e in effetti non vi si può dare torto: i villain messi di fronte ai vari Capitan America, Hulk e compagnia, nei film precedenti sono sempre stati poco più che macchiette prive di spessore, più utili a creare una scusa per mettere in moto gli eroi e le loro mirabolanti battaglie che a presentare un personaggio degno di nota. Era quindi facile, sì, costruire un antagonista migliore dei precedenti, ma i fratelli Russo e il duo McFeely – Markus (rispettivamente registi e sceneggiatori del film), sono riusciti anche nell’impresa di crearne uno che non si facesse mettere in ombra dalla presenza di oltre sessanta personaggi. E l’impresa stava proprio in questo: creare un antagonista che riuscisse ad ergersi al di sopra di così tanti comprimari, caratterizzati in oltre un decennio, e che già di loro sono delle vere e proprie icone. Riuscire in un atto creativo del genere era molto difficile, e ammetto che anche per questo motivo sono sempre stato scettico riguardante la riuscita di questo film. Ma, come dicevo prima, mi sbagliavo.

infinity war - Thanos.png

Thanos si rivela uno dei personaggi più interessati del cinema supereroistico: carismatico, con un background di spessore e una profondità caratteriale in grado di mettere in dubbio le nostre convinzioni su di lui.

Infinity War è il suo film. L’ultimo titano è infatti il vero protagonista dell’opera, e quasi tutta la storia è raccontata dal suo punto di vista. Quello che viene rappresentato in circa due ore e mezza è il classico viaggio dell’eroe, ma dalla prospettiva del cattivo: lui è convinto veramente di dover salvare l’universo e di essere l’unico abbastanza forte da poterlo fare, mentre i supereroi che si mettono sul suo cammino sono solo ostacoli che deve superare per raggiungere il suo scopo.

Ha visto il suo pianeta morire perché non ha avuto la determinazione d’imporre la sua “soluzione”, e da questo fallimento nasce la forza che ora lo contraddistingue. Per quanto difficilmente possiamo condividere la sua missione, più scopriamo di lui più ci viene facile quantomeno comprenderlo e quasi quasi giustificarlo.

Anche quando lo vediamo piangere nel momento in cui si rende conto di dover sacrificare Gamora, è veramente difficile non farsi trascinare da un momento tanto drammatico. Entrare in empatia con Thanos diventa quasi inevitabile, e questo abbatte la barriera del semplicistico concetto di giusto e sbagliato che ha sempre caratterizzato i film Marvel.

La domanda che sorge spontanea però è: alla luce del suo passato, come si può definire Thanos un reale villain? In fondo potrebbe trattarsi più di un antieroe, un buono che è eticamente perduto, quasi un personaggio da salvare più che da abbattere, giusto?

Sbagliato. È qui che si nasconde l’incredibile bravura dei registi e degli sceneggiatori: l’empatia che ci ritroviamo a provare nei confronti di Thanos si basa su un’illusione!

infinity war - Thanos e guanto del potere

Non solo non possiamo in alcun modo condividere i suoi scopi, perché sterminare mezzo universo è un prezzo eccessivamente alto per chiunque, anche per la mente più cinica; ma Thanos è anche fondamentalmente cattivo. Prova emozioni e sentimenti che ci esaltano e commuovono, sì, e questo ci illude di poter scorgere del buono in lui, ma più volte ci mostra la sua vera natura: non si fa problemi a usare la tortura su quella che lui stesso definisce una figlia; non ha problemi a fare il lavaggio del cervello a dei bambini; costringe Star-Lord a sparare a Gamora pur sapendo che la sua pistola non potrà fare fuoco, per puro divertimento; e tante altre azioni che non sono altro che cattiverie.

La sua natura è sadica, egoista e crudele, ma trova una finta giustificazione nel suo passato e nei suoi fini. Più volte distorce la realtà per rafforzare le sue tesi, all’inizio solo con le parole, e poi, ottenuto l’anello della realtà, anche con la magia. Si ha un esempio evidente quando, solo per dimostrare a Gamora che in fondo lei gli vuole bene, mette in scena un’enorme illusione che ha come scopo il solo poter dire “visto che avevo ragione?”.

Thanos si sente un dio prima ancora di ottenere i poteri che lo rendono tale, e si comporta di conseguenza: ogni volta che parla con gli eroi, lo fa con un senso di superiorità tipico di un genitore che discute con un bambino che non può capire; quando decide di non uccidere un suo avversario, non lo fa per pietà o compassione, ma perché nella sua etica distorta lui non è un giudice ma solo un mezzo, e loro non meritano più attenzione del minimo indispensabile (in fondo sarà il caso a decidere per loro, alla fine); quando si fa annunciare dai suoi sottoposti con tutte le parole altisonanti che spettano a quella che lui reputa una carica superiore.

Thanos è la prima vittima dell’immagine di se stesso, il primo a credere all’illusione di essere nel giusto, anche perché altrimenti non potrebbe trovare una tale determinazione nelle sue azioni; in fondo non è un caso che a raccontarci la fine di Titano siano le sue parole e i suoi poteri magici. Nessun flashback, nessun ricordo, solo il suo racconto e la sua versione dei fatti, e poco importa che sia o meno la realtà, l’importante è che possa motivare le sue azioni e dargli la forza necessaria a portare a termine la sua missione.

Ed ecco dove sta il potere di questo antagonista, la stratificazione che gli permette di risultare superiore a oltre sessanta altri personaggi presenti nel film: raccontandoci la storia dal suo punto di vista, i fratelli Russo ci hanno fatto cadere vittime della sua stessa illusione, facendoci innamorare del suo carisma, ma anche della sua visione distorta della realtà. Per questo non si può non rimanere affascinati da ogni sua entrata in scena, da ogni sua frase, da ogni suo gesto.

Thanos è l’esempio di un antagonista che da solo regge un’intera storia, e spero di vederne molti più come lui in futuro.

2 – Ad ogni eroe il suo spazio

Uno dei dubbi maggiori che avevo nei confronti di Infinity War era quella di trovarmi di fronte a un film autocitazionista, con una moltitudine di eroi su schermo che avrebbero fatto solo presenza nei titoli di coda e poco altro. E invece no, ogni singolo supereroe di questo film ha il suo spazio e rende giustizia al suo passato.

Come ho detto prima, rendere Thanos il protagonista ha sicuramente eliminato il problema di chi scegliere come personaggio principale, ma lasciava aperto il quesito su come gestirne comunque così tanti in un un’unica volta. Raccontare una storia corale è sempre difficile, ma lo è ancora di più se ogni singolo personaggio ha il peso dei supereroi Marvel. Come fai a mettere i Guardiani della galassia di fianco ad Hulk, Ironman, Capitan America e Spiderman senza relegarli a semplici comparse?

La trovata degli sceneggiatori è stata semplice quanto efficiente: dividere i personaggi in gruppi, ognuno con la propria storyline.

infinity war - Combattimento di gruppo.jpg

Fin dai primi minuti del film si formano varie squadre di eroi, delle sorte di battaglioni degli Avengers, ognuno sparato in parti diverse dell’universo a fare i conti con una situazione differente, seppur tutte collegate e indispensabili l’una all’altra. Questa trovata non solo ha permesso di dare spazio a tutti i comprimari senza snaturarli, ma ha creato anche situazioni e alchimie nuove. Non credo sia un caso le squadre più rinomate (Ironman e Capitan America; i guardiani della galassia; Hulk e Thor) siano stati fin da subito separate; dando così vita a situazioni nuove e inaspettate, che hanno scacciato quel senso di già visto che sarebbe stato inevitabile dopo dieci anni di film.

La scelta dei nuovi gruppi poi, è stata ottima: La coppia Rocket, Thor e Groot, ad esempio, si rivela perfetta! E lo stesso vale nel frapporre Tony Stark e Doctor Strange, due personaggi con una forte personalità da maschi alfa. Il tutto ha dato vita a un crescente senso di curiosità e di aspettativa per la scena seguente.

Non nascondo che nonostante la mia poca passione per le loro storie, ogni volta che un nuovo supereroe entrava in scena la pelle d’oca era inevitabile. Infinity War è riuscito a crearmi quella sensazione di familiarità mista ad esaltazione che i precedenti film degli Avengers non erano riusciti a fare neanche lontanamente. Ogni interazione tra i vari eroi mi ha divertito e incuriosito, riuscendo nella non facile impresa di non farmi rimpiangere la mancanza di Thanos quando non era presente.

Questa è probabilmente la rappresentazione più evidente del lavoro fatto con il MCU, e del potere narrativo che può avere un universo condiviso. Per la prima volta ho intravisto quell’emozione che ha spinto milioni di persone a sostenere questo fenomeno negli ultimi dieci anni, e mi sono ritrovato a volerne ancora.

3 – Il realismo dell’irreale

Durante i vari film del MCU, i creatori di questo universo hanno lavorato per definire una serie di regole e vincoli che sono serviti a creare un ecosistema a se stante, con una sua fisica e realtà diversa da quella del nostro mondo, ma che nel suo complesso si amalgama in maniera tale da far sì che ogni elemento risulti sensato.

Uno dei punti di forza di Infinity War è stato proprio questa sua coerenza interna. Ogni singola scena di azione o dialogo sull’universo nel quale si muovo i personaggi, ha una sua logica, e riesce a rendere l’irreale incredibilmente verosimile nella storia che stanno mettendo in scena.

infinity war - ironman suit.jpg

Vedere l’ennesima evoluzione dell’armatura di Ironman, che qui passa alle nanomacchine, ad esempio, è già di per se spettacolare, ma vedere questo elemento puramente estetico sfruttato anche nella narrazione e nella sua logica di fondo, contribuisce a dar profondità al contesto. Parlo infatti del modo in cui è coreografato il combattimento tra Thanos e Tony Stark verso la fine del film: ogni volta che i colpi del titano colpiscono l’armatura quest’ultima perde un pezzo, e immediatamente le nanomacchine si spostano dai punti in cui servono di meno per compensare questa mancanza sostituendo il casco o i guanti, nettamente più fondamentali. Vedere queste azioni in scena non solo rende tutto più spettacolare, ma non ti da mai la sensazione di esagerato, e anzi contribuisce a mantenere una sua coerenza.

L’armatura di Ironman però non è l’unico esempio. Basti pensare a come gli eroi combattono contro Thanos, puntando a compensare il gap di forza con il loro avversario tenendogli bloccato il guanto del potere; oppure a come Corvus viene sconfitto da Spiderman creando una breccia nell’astronave; ma anche solo a come Scarlet ammortizza gli atterraggi da grandi altezze usando i suoi poteri. Ogni singolo movimento, combattimento o parola ha un suo senso e un suo realismo.

È affascinante vedere Doctor Strange combattere, così come lo è vedere ogni cosa andare al suo posto senza mai un nota che stona, ricordandoti che stai guardando solo un film.In Infinity War tutto torna secondo le regole presentate allo spettatore, e lo fa con un fascino sorprendente. Questo è il tipico esempio di come un contesto ben costruito e coerente possa rafforzare allo stesso tempo sia la narrazione che l’intrattenimento.

4 – Il finale che eleva il film

Avete presente quando dico che è il finale a definire il valore di una storia? Il finale di Infinity War rappresenta tutto ciò che intendo in quell’articolo.

Non si pone i limiti di dover essere un film per famiglie, così come non snatura tutto ciò che ha mostrato fino a quel momento. Il suo finale ha il coraggio di essere il migliore e il più coerente con la storia che ci ha raccontato, e nel farlo riesce a creare emozioni, di quelle vere che solo la narrativa può darti.

infinity war - ending

Come risaputo, finito un film Marvel, subito dopo i titoli di coda c’è sempre una scena nascosta. Alcune volte è una scenetta divertente, altre un incipit per il prossimo film, ma la certezza è che ci sarà sempre, un po’ come la presenza di Stan Lee. Beh, ogni volta che sono andato a vedere un film Marvel al cinema, l’attesa di questo “finale segreto” è sempre stata accompagnata da un’aria molto leggera in sala: le persone chiacchierano, ridono, guardano il cellulare o ripassano il film appena visto in preda all’esaltazione del momento. È sempre stato così, e questo ha trasformato il guardare i titoli di coda in una sorta di rito onnipresente negli ultimi dieci anni. È quasi rassicurante sapere che accadrà. Alla fine di Infinity War però, è stato tutto diverso.

Nel momento stesso in cui l’inquadratura sul sorriso di Thanos si è spenta e i titoli di coda sono partiti, in sala c’era una tensione strana. Mi sono guardato intorno e ho trovato una sala piena di persone spaesate, quasi sconvolte. C’era silenzio, e tutti si guardavano l’uno con l’altro come se gli avessero tolto i popcorn di mano mentre li mangiavano.

Non ho potuto fare a meno di sorridere. Stavano tutti provando un’emozione, e la stavano condividendo senza accorgersene. Mi sono trovato di fronte al potere di una storia.

Io adoro la narrativa, credetemi se vi dico che ho provato emozioni di ogni sorta leggendo libri, giocando a videogiochi o guardando film. Mi sono esaltato, mi sono arrabbiato e ho anche pianto nel vivere certe storie. Posso abbinarne una ad ogni evento importante della mia vita. Farmi trascinare dagli autori e dai loro racconti è una cosa che mi viene istintiva, e fa parte del mio carattere e della mia empatia. Per questo motivo sono abituato a emozionarmi di fronte a certe storie. Mi rendo però conto che questa non può essere la normalità per chiunque, anzi, è normale che sia differente per la maggior parte delle persone. In fondo quando qualcuno legge un libro o guarda un film vuole solo passare il tempo, per cui non si fa prendere più di tanto, ed è giusto così.

Ma Infinity War è riuscito la dove non pensavo si potesse arrivare: ha trascinato emotivamente anche persone che erano in sala solo per passare il tempo.

Vedere gli spettatori così scossi mi ha fatto sorridere perché ho capito che, nonostante la banalità della sua narrativa, negli ultimi dieci anni il MCU ha creato un legame con il suo pubblico, li ha abituati ai suoi personaggi, sempre presenti, vincenti e allegri. Ma questa volta non è andata così. Gli eroi hanno perso, e molti dei più amati sono addirittura morti.

Ci sono centinaia di storie migliori e con morti più commoventi, ma questa volta a morire sono stati dei simboli di qualsiasi infanzia: Spiderman è conosciuto da chiunque, anche da un adulto che non ha mai letto fumetti o guardato i suoi film. Si tratta di icone che fanno parte della nostra cultura generale, e che hanno sempre vinto, non importava chi fosse l’avversario.

Vedere Peter Parker piangere mentre dice di non voler morire, con un Tony Stark che lo abbraccia sconvolto e sconfitto, è una delle scene più struggenti mai portate sullo schermo, non tanto per la sua qualità o recitazione (comunque di alto livello), quanto più per ciò che rappresenta.

C’è stato un momento, circa a metà film, in cui ho seriamente pensato “quanto sarebbe bello se alla fine Thanos vincesse? quanto sarebbe emozionante vedere gli Avengers sconfitti in vista dell’ultimo film?”, ma subito dopo ho scacciato quel pensiero, perché Infinity War è pur sempre un film della Disney, una storia per famiglie e per bambini, no?

infinity war - Spiderman death

Mai avrei pensato o anche solo sperato che gli sceneggiatori avrebbero avuto il coraggio di scrivere un finale tanto drammatico; ma alla fine l’hanno fatto. Non si tratta di un finale a sorpresa, perché ci viene fatto capire fin da subito che questa è la storia di Thanos, non quella degli Avengers, eppure ci sconvolge lo stesso, perché Spiderman, così come gli altri eroi, non può morire!

E quell’inquadratura finale, su un Thanos soddisfatto che osserva l’alba di un nuovo mondo, è la più logica delle conclusioni, il raggiungimento finale del viaggio dell’eroe che ci è stato mostrato fino a quel momento.

Per cui alla fine mi sono alzato, e mi sono avviato verso l’uscita con un sorriso molto simile a quello di Thanos. Non perché fossi contento che i buoni avessero perso, ma perché ero entrato in sala aspettandomi di vedere dei combattimenti esagerati e battute alla Disney, e ne stavo uscendo portandomi a casa un’emozione nuova.

Potrei dire ancora tanto su quello che ho provato nel vivere questo finale, ma sarebbe superfluo. Se avete visto il film sapete già tutto.

Grazie Marvel, perché dopo dieci anni sei riuscita a farmi di nuovo emozionare nel guardare Spiderman, un personaggio che non credevo avesse più nulla da darmi da ormai molti molti anni.

5 – La paura del futuro

Ammetto di avere paura per il prossimo film degli Avangers, quello che in teoria dovrebbe concludere il viaggio iniziato dieci anni fa per dare poi il via a uno nuovo. Ho paura perché nel profondo so che, in una maniera o nell’altra, il rischio di snaturare e rovinare quest’opera è alto. Difficilmente gli eroi morti alla fine di Infinity War rimarranno tali alla conclusione di tutto, e questo mi da molto timore che tutto ciò che di buono ho visto in quest’opera verrà rimangiato.

Ciò non toglie che questo film, come opera a se stante, è una perla che non mi sarei mai aspettato, e questo non verrà cambiato nemmeno da eventuali seguiti.

Ancora una volta ci sono poche aspettative dunque, ma spero sempre di essere smentito di poter dire di nuovo di essermi sbagliato. Ma come si suol dire, questa è un’altra storia.


Se siete arrivati fino a qui, vi ringrazio per la lettura, Viandanti. Spero che le mie riflessioni su quest’opera vi abbiano dato spunti, o magari punti di vista diversi con cui valutarla. Come al solito ci sarebbe stato tanto altro da dire, ma il vostro tempo di leggere e poco, e lo stesso vale per il mio di scrivere (in fondo ci sono tante altre storie da scoprire la fuori), per cui ho dovuto fare una scelta degli argomenti di cui parlarvi. V’invito quindi a scrivere nei commenti quel che ne pensate del film, e se avete altri punti di vista da sottoporre, sono veramente curioso di avere riscontri o pensieri differenti dal mio.

Se poi avete apprezzato il mio lavoro, e vi andasse di aiutarmi a far crescere la mia Locanda, potete sempre condividere questo articolo con i vostri amici, e avreste i miei più sentiti ringraziamenti.

Per oggi è tutto quindi, vi ringrazio, Viandanti, e alla prossima grande storia!

4 pensieri su “Avengers: Infinity War – Analisi narrativa

  1. Complimenti per l’articolo, hai definito il tuo punto di vista in maniera chiara e non pregiudicante; condivido la tua opinione su tantissimi punti, gli altri film non sono stati nient’altro che una comunione di concetti di spettacolare eroismo e nobiltà d’animo (la replica moderna delle famose “gesta”) per esser poi confutate in questo singolare e, a parer mio, rivoluzionario film MCU. Ci siamo sentiti tutti, almeno per un momento, nei panni del titano viola e sono sicuro che a nessuno sia dispiaciuto provare un’empatia così particolare

    Piace a 1 persona

  2. Non condividiamo. La storia di questo film non ha senso, come sempre gli Avengers avrebbero potuto uccidere Thanos un sacco di volte e non l’hanno fatto, quindi se lui è vivo ma poteva essere morto la storia non ha senso. Ti diamo degli esempi:
    non sappiamo se hai visto il film di Doctor Strange, lui per sconfiggere Dormammu usa la gemma del tempo, quando Dormammu lo uccide torna di nuovo e di nuovo e di nuovo, beh perchè Doctor Strange non ha fatto lo stesso? Se puoi modificare il tempo puoi già cambiare un sacco di cose. O quando ormai Spiderman, Ironman, Doctor Strange ecc ecc,avevano immobilizzato Thanos, perchè Star Lord non gli ha direttamente sparato in faccia?
    Poi, come fa notare Leo Ortolani, bastava raddoppiare le risorse al posto di sterminare un sacco di persone.
    Comunque se vuoi ti lasciamo qui la nostra recensione 😀
    https://micser45.wordpress.com/2018/08/07/avengers-infinity-war-pt-1/

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