Media narrativi – A quali storie stai rinunciando?

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Nel mio primo articolo su questo blog, il potere di una storia, accennavo a come, nei secoli, la nostra capacità di narrare si è evoluta sempre di più, passando da semplici disegni sui muri, alla vera e propria creazione di mondi fantastici in cui muovere un nostro alter ego.

Ad oggi, il numero di strumenti con i quali raccontare storie è pressoché illimitato. Tralasciando quelli più conosciuti, come ad esempio cinema o letteratura, lungo il mio percorso di apprendimento narrativo ho scoperto decine e decine di espedienti con cui sono state raccontate storie: album musicali che racchiudono pezzi di una stessa vicenda; escape room dove, per uscire, bisogna ricostruire ciò che è accaduto al loro interno; carte da gioco che, riunite nel giusto ordine, mostrano epopee leggendarie.

Per un aspirante narratore come me, questa moltitudine di mezzi rende l’epoca in cui viviamo la più florida in cui potessi nascere.

La domanda che sorge però spontanea, una volta resosi conto di quante possibilità abbiamo a nostra disposizione, è: qual è dunque il media migliore per raccontare una storia?

Sono sicuro che i lettori accaniti saranno convinto che la forma più pura di narrativa sia la lettura; i cinefili diranno lo stesso del cinema; i teatranti affermeranno che il palco è di gran lunga il più emotivo…

La risposta a cui sono giunto io, invece, è molto diversa da tutte queste: nessun media è realmente superiore all’altro!

Che si tratti di videogiochi o romanzi, di cinema o di illustrazioni; ogni strumento di narrazione ha i suoi punti di forza e i suoi punti deboli, senza nessuna eccezione, e questo lo rende perfetto per certi tipi di storie e imperfetto per altre.

È la storia stessa a decidere quale sia il media adatto a lei, e lo fa semplicemente per sua natura. La medesima vicenda sarà, e dev’essere, narrata in maniera diversa in base allo strumento usato. Pretendere di trasporre per filo e per segno la stessa storia da un medium all’altro è un errore che porterebbe a snaturarla con conseguenze disastrose. Pensate al romanzo “il signore degli anelli”, con tutte quelle pagine dedicate a camminate per i boschi, racconti della terra di mezzo e le descrizioni tipiche di Tolkien; tutti elementi che rendono il libro il capolavoro che è, ma che se li avessero trasposti per filo e per segno nel film avrebbero spinto gli spettatori al suicidio prima ancora di arrivare alla fine del primo episodio.

È normale che ogni persona abbia il suo media più congegnale, si tratta di qualcosa d’inevitabile come lo è il preferire un protagonista ad un altro. In fondo parliamo di gusti, e questi come ben sappiamo sono soggettivi, ed è bello che lo siano. Ritengo però un errore, o quantomeno un peccato, chiudere la porta a tutti gli altri media presenti nella nostra attuale generazione.

Ho parecchi amici, ad esempio, che possono guardare una mezza dozzina di film in una giornata, ma che non prenderebbero in mano un libro nemmeno se si trattasse della propria biografia; e allo stesso modo ne conosco altri che semplicemente ripudiano qualsiasi forma narrativa al di fuori della lettura.

Queste prese di posizione sono sempre più frequenti purtroppo, e spesso culminano con il perdersi storie in grado di arricchire la nostra anima. Per come la vedo io, eliminare a prescindere gli altri media equivale a rinunciare alla totalità dello spettro di emozioni che la narrativa sarebbe in grado di darci.

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Personalmente ho la fortuna di apprezzare ogni bella storia indipendentemente dal mezzo con cui viene narrata. Sono un avido lettore, un cinefilo che rinuncerebbe alla luce del sole pur di rimanere davanti a un mega schermo, e un videogiocatore appassionato e innamorato di questo mezzo.

Fin da bambino la mia attenzione era rivolta più alla storia che al mezzo con cui mi arrivava, ed è anche per questo che come aspirante narratore ho deciso di non limitarmi all’apprendimento di un’unica voce di racconto. Questo mi permette di conoscere mondi e vicende tra le più belle che la fantasia umana abbia mai partorito, senza limitazione alcuna. Ho potuto perdermi tra lande selvagge create da ondate d’inchiostro su pagina; mi sono emozionato nel vedere per la prima volta un brontosauro rappresentato sullo schermo di un cinema; ho potuto compiere scelte per modificare il futuro di interi universi premendo tasti su un joystick. Tutto questo, perché non ho chiuso nessuna porta alla mia mente.

Scegliere un’unica via narrativa, ignorando le altre, è una limitazione che porta a una rinuncia invece che ad un arricchimento. È come decidere di rimanere per tutta la vita nella stessa città rinunciando al resto del mondo. Non metto in dubbio che vivreste bene lo stesso, ma quanto vi state perdendo?

Questo mio articolo non ha l’intenzione di cambiare il vostro modo di pensare e di vivere la narrativa, non mi permetterei mai di farlo; quanto più quello di incuriosirvi, magari anche di spingervi a porvi, e a porre alle persone che avete intorno una semplice domanda: siete sicuri che non state rinunciando alla storia più bella della vostra vita solo perché raccontata in una lingua che non vi è congeniale? Perché se così fosse, non sono sicuro che il prezzo che state pagato ne valga la pena.

Provate a leggere il vostro primo libro; date un’occasione a un film che potrebbe incuriosirvi; prendete un joystick in mano e datevi il permesso di superare quel blocco che vi fa vedere i videogiochi come un giocattolo per bambini.

Insomma, qualsiasi sia la vostra preferenza, provate a mettere in dubbio le vostre convinzioni e a dare una possibilità a strade diverse da quelle che già conoscete. Chissà, potreste addirittura scoprire che la cosa non vi dispiace così tanto.


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