Hollywood racconta il mito, l’Italia racconta noi stessi

Cinecitta-vs-hollywood

C’è stato un tempo, ormai molto lontano, in cui il cinema italiano era un punto di riferimento artistico e cinematografico in grado di influenzare il mondo intero. In quel periodo, registi come Sergio Leone riuscirono portare la narrativa italiana ovunque, arrivando persino a riscrivere l’epica americana stessa.

Purtroppo però, come tutti ben sappiamo, a un periodo di così tanta ricchezza artistica ne seguì uno molto meno ispirato, o forse solo meno coraggioso, che per qualche decennio ha contribuito a far crescere la percezione che il nostro cinema fosse ormai agli sgoccioli, incapace di osare come un tempo.

Aspettarsi un film d’azione o di fantascienza made in Italy divenne quasi utopia e, fatta eccezione per pochi grandi autori, i cinepanettoni divennero, nostro malgrado, i maggiori esponenti di un paese che non sembrava ambire a nessuna variazione di genere.

A questo si unì poi una sempre maggiore diffusione della narrativa americana, spinta da una Hollywood imponente come una divinità, che oggi è arrivata a toccare praticamente ogni ambito dell’intrattenimento e dell’arte.

La spettacolarizzazione delle situazioni, i budget sempre più esorbitanti e un contesto storico e culturale molto lontano dal nostro, hanno portato i grandi colossal americani a diventare lo standard da raggiungere, spesso usato ingiustamente come vero e proprio metro di misura per le altre opere internazionali.

Non potendo quindi permettersi un inseguimento perso in partenza, il cinema italiano ha semplicemente scelto di non competere con Hollywood, limitando quasi nella totalità la produzione di film diversi dalle commedie o dai drammi familiari, e perdendo così nel tempo molta fiducia da parte del pubblico nostrano. Questo almeno fino a qualche anno fa…

Ride Film
Dal Film Ride

Negli ultimi anni infatti, abbiamo assistito a una meravigliosa inversione di marcia che ha portato, in meno di un decennio, a regalarci film di ogni genere possibile e immaginabile, dal supereroistico al fantasy, passando per il dramma sovrannaturale e per lo storico epico, senza disdegnare nemmeno l’azione più pura.

Film come Lo chiamavano Jeeg Robot, in grado di superare per qualità narrativa molte produzioni Hollywoodiane dello stesso genere, oppure Veloce come il vento e Il primo re, sono riusciti a dare una spinta produttiva più mirata al coraggio e all’originalità, ridando nuova vita a un processo creativo che sembrava spiaggiato ormai da tempo immemore. E come i sopracitati, ogni anno stanno uscendo sempre più film italiani in grado di esplorare territori quasi sconosciuti per il nostro paese, come Creators, il primo colossal fantasy tutto italiano in uscita quest’anno.

Al che la domanda sorge spontanea: cos’è cambiato rispetto a dieci anni fa?

Personalmente, credo che gran parte di questo cambio di rotta, e relativo successo, siano riconducibili all’aver capito, dopo tanto tempo, che la più grande forza a cui possiamo attingere è proprio quella dei nostri limiti e nella nostra unicità narrativa.

Hollywood ha da sempre raccontato il sogno americano, una visione in cui un uomo può non solo cambiare il suo percorso di vita, ma anche salvare o condannare il mondo a suo piacimento. Le sue storie raccontano imprese enormi, come professori che si trasformano in boss della malavita o gruppi di ragazzini che salvano il mondo da mostri venuti da un’altra dimensione. I loro eroi sono potenti oltre ogni misura e lo stesso vale per le minacce che devono affrontare.

Si tratta di una visione verosimile per la cultura americana, molto legata alla propria leggenda, quindi di riflesso anche per la nostra come spettatori, in quanto cresciuti e formati come tali proprio dal cinema hollywoodiano, ma molto distante dalla nostra realtà di tutti i giorni.

La narrativa italiana infatti, è storicamente più personale e intimistica. Le telecamere non si soffermano tanto sulle grandi gesta degli eroi, ma più sul loro piccolo mondo. Nelle nostre storie non si salvano città, ma persone. Singoli individui che lasciano il segno su altri singoli individui. Quegli stessi drammi familiari, che abbiamo raccontato fino all’esaurimento nelle commedie, diventano una rivoluzione se inseriti in generi nuovi, specialmente in quelli tipicamente hollywoodiani.

Laddove la visione americana elogia la forza dell’eroe, quella italiana si focalizza sulle debolezze dell’uomo e sulle sue paure.

Lo chimavano Jeeg Robot vs Superman e BatmanEd ecco allora che al posto di Batman ci ritroviamo con Enzo Ceccotti, un supereroe che non vuole e non riesce a salvare nessuno, nemmeno sé stesso, ma solo emergere dalla mediocrità della sua vita e smettere di essere uno sconfitto. Breaking bad diventa Smetto quando voglio, un film in cui non si affrontano narcotrafficanti e super poliziotti, bensì truffatori e mancanza di prospettiva, tutte problematiche molto sentite nel nostro paese, e ben diverse da quelle americane.

Queste differenze si possono notare in ogni scelta narrativa o stilistica, anche banalmente nell’estetica stessa del mondo in cui sono ambientate le storie. Un quartiere degradato, in un film americano, risulta comunque memorabile, quasi grandioso nel modo in cui rappresenta la povertà; al contrario in un film italiano è semplicemente mediocre, caratterizzato proprio dalla sua normalità, in linea con la storia che racconta.

Un altro esempio concreto è la bellezza scenica dei nostri personaggi, portati in scena da attori esteticamente molto più umani e naturali di quanto non siano solitamente quelli americani. Non è un caso che spesso di scherzi sul fatto che nei film hollywoodiani le donne siano tutte bellissime e gli uomini tutti fascinosi, condizione difficilmente riscontrabile nell’uomo comune raccontato dal cinema italiano.

La nostra narrativa cinematografica è insomma una naturale evoluzione della nostra visione artistica, che ha da sempre dato ampio spazio al dramma degli individui. Basta ripensare alle opere di Manzoni o Verga per renderci conto che la figura degli sconfitti, fortemente presente nel cinema italiano di oggi, fa parte della nostra storia letteraria e culturale da secoli.

Badate bene però, queste differenze non sono mancanze del cinema italiano o americano, bensì caratteristiche uniche e importanti per entrambi, in quanto concorrono a crearne l’identità. In un periodo storico in cui la cultura popolare sta diventando sempre più univoca in tutto il mondo, le differenze culturali di ogni popolo acquisiscono un valore fondamentale per la diversificazione di ogni industria, compresa quella cinematografica.

I peggiori SquadAbbandonata infatti l’errata convinzione di dover inseguire Hollywood, il cinema italiano ha finalmente trovato la sua forza, che sta proprio nel raccontare la nostra realtà, qualcosa che l’America non potrà mai fare per una fisiologica differenza di filosofia e memoria storica.

Ovviamente la strada è ancora lunga, ma personalmente credo che il percorso sia stato iniziato con il piede giusto. Se fino a qualche anno fa essere sorpreso da un film italiano era una piacevole eccezione, oggi sento di poter dire serenamente che sta diventando un appuntamento fisso di cui non riuscirei più a fare a meno. Quel di cui possiamo essere certi è che il cinema italiano, il nostro cinema, sta dimostrando di avere tanto da dire, e mai come oggi sarà importante, da parte di noi spettatori, dargli il sostegno che merita.

E chi lo sa, forse il periodo in cui avevamo qualcosa da insegnare a Hollywood potrebbe non essere ancora finito.


 

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