C’era una volta a… Hollywood non ha una storia?

C'era una volta a... Hollywood poster americano

Ci sono autori in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico in maniera unica, rendendo l’uscita di ogni loro opera un evento atteso e anelato, qualcosa che si brama e allo stesso tempo che si vuole condividere con il mondo intero. Senza ombra di dubbio, Quentin Tarantino rientra in questa schiera di artisti.

I film di questo regista visionario sono sempre attesi come veri e propri eventi cinematografici, capaci di muovere masse di persone nelle sale prima, e nei salotti per rivederli negli anni dopo. Ogni sua opera è caratterizzata da un’autorialità che lo rende riconoscibile e unico, amato o odiato da pubblico e critica, ma mai ignorato.

Tarantino incarna in tutto e per tutto il concetto di autorialità che vi ho esposto più volte nei miei articoli, spezzando in due l’opinione di pubblico e critica proprio a causa, e per merito, della sua visione unica al mondo.

Questa volta però, questa rottura di opinione è forse più netta di quanto non sia stata in passato, e a voler essere sinceri in parte è anche comprensibile. Se già normalmente ogni film di Tarantino non è per tutti, C’era una volta a… Hollywood lo è ancor meno, trattandosi di una pellicola che nasce prima di tutto per soddisfare il regista stesso e la sua poetica, e solo in secondo piano si preoccupa del resto del mondo.

Parlando con amici e navigando sul web, mi sono reso conto quanto questo film sia facilmente male interpretabile. Tarantino ha cambiato molta della sua “meccanica” narrativa, pur mantenendone lo stile, e questo ha letteralmente spiazzato il pubblico, più ancora di quanto già non facciano normalmente i suoi lavori. Dall’uscita abbondano tantissimi commenti di spettatori che accusano il nono film del regista, più di tutto, di non essere un vero film tarantiniano e di non avere una storia; due accusa molto errate, ma più che comprensibili vista la natura stessa dell’opera.

In realtà questa convinzione nasce da un cambio netto ed evidente negli intenti di Tarantino rispetto ai suoi precedenti lavori, e in particolar modo rispetto agli ultimi tre che hanno caratterizzato la sua filmografia più recente. Ma andiamo con ordine e affrontiamo queste due affermazioni mosse dal pubblico una per volta.

C’era una volta a… Hollywood non è un film di Tarantino?

Sony Pictures ONCE UPON A TIME IN HOLLYWOOD Photo Call, Beverly Hills, USA - 11 July 2019

Al contrario, C’era una volta a… Hollywood è forse il film più tarantiniano della sua filmografia. Tutta la poetica, la filosofia e lo stile che hanno caratterizzato la carriera di questo regista non solo sono presenti, ma sono anche più forti che mai. Capisco però che il dubbio possa sorgere, specialmente se i suoi film precedenti sono stati visti, ma non analizzati oltre la superficie.

Le opere di Tarantino sono sempre state caratterizzate da una serie di elementi che rendono il suo stile unico e riconoscibile, sia in fatto di narrativa che di regia e costruzione scenica. Alcune di queste, poi, sono diventati veri e propri marchi di fabbrica che il pubblico dà per scontato di trovare quando entra in sala: dialoghi memorabili, scene ad alta tensione prima dello scoppio della tempesta, personaggi magnetici e carismatici, e una violenza così esplicita e brutale da divenire quasi artistica.

Tarantino però è sempre stato un regista dalla doppia visione: quella per il pubblico generale e quella per gli amanti del settore in cui opera.

C'era una volta a... Hollywood Film di Rick Dalton

Dietro agli elementi più espliciti ce ne sono sempre stati di più velati, presenti ma riconoscibili solo da chi il cinema lo respira e lo vive. Un esempio pratico sono i suoi citazionismi al limite del plagio, che negli anni gli sono valse anche molte critiche, ma che non sempre vengono colte da un pubblico che magari ama Tarantino, ma non sempre ama con la stessa intensità la cultura cinematografica. Molte delle sfumature di questo regista sono infatti molto sottili, riconoscibili da chi davvero ama il cinema come arte a sé, e non come solo intrattenimento.

Per questi motivi è facile trovare molte persone a cui Tarantino piace, ma spesso per motivi e sfumature diverse. Chi per la sua scrittura sopra le righe e per il modo in cui riesce a mettere in scena ogni azione dei suoi film, chi per i suoi omaggi, la regia o l’attenzione ai dettagli nello sfondo.

Si tratta di due personalità sempre vive e presenti nelle sue opere, con la prima più evidente ed esplicita rispetto alla seconda, ma entrambe fondamentali per il suo stile.

Quel che più di tutto ha spiazzato gli spettatori di C’era una volta a… Hollywood è stata la ricalibrazione nel dosaggio di tutti questi elementi, con alcuni diminuiti e altri aumentati in maniera vertiginosa.

Le scene di violenza e di tensione sono state diminuite drasticamente, mentre l’elogio al vecchio cinema è diventato il cuore del film, laddove nei precedenti era qualcosa che andava a completare e abbellire.

Tarantino ha abbandonato il citazionismo semplice, abbracciando la vera e propria ricostruzione di scene prese dai suoi film preferiti. I dialoghi intensi e magnetici sono stati sostituiti in buona parte da scene di pura recitazione. La regia è sempre la sua, ma si adatta ai tempi della narrazione.

Laddove Tarantino nei suoi vecchi lavori inseriva sé stesso e le sue passioni come elementi, in C’era una volta a… Hollywood ne sono l’anima vera e propria.

Questo film è probabilmente la massima espressione di Quentin Tarantino, e chi afferma il contrario probabilmente lo fa perché rimasto spiazzato da questo cambio di dosi, complice anche un “tradimento” delle sue aspettative, generate in buona parte dallo stesso regista con i suoi ultimi film, molto più “prevedibili” su questo fronte rispetto a C’era una volta a… Hollywood.

C’era una volta a… Hollywood non ha una storia?

C'era una volta a... Hollywood Pg

Quando mi è stata esposta questa critica ammetto di aver sorriso tra me e me. Non per qualche motivo derisorio, al contrario, proprio perché ero sicuro che sarebbe stata detta una cosa del genere. E la cosa più divertente è proprio che non si tratta di un’affermazione totalmente sbagliata, ma solo incompleta.

C’era una volta a… Hollywood non ha una storia nel senso più comune del termine, ma ne mostra una. Riallacciandosi al discorso fatto poco fa, questo film è un inno alla cultura cinematografica anche e specialmente nella sua narrativa. Tarantino sceglie infatti di non raccontarci una storia dall’inizio alla fine, ma piuttosto di mettere in scena un pezzo di storia di un mondo, Hollywood, mostrandoci le personalità che lo formano, le loro vite, la loro passione e le loro debolezze, ma anche i set, le ville e tutto quello che lo caratterizzava in quel periodo storico.

Si tratta di un approccio che abbiamo potuto trovare anche in Dunkirk di Nolan, accusato infatti anch’esso di non avere una vera e propria storia, e che ha come scopo il raccontarci un evento o un contesto per quel che rappresenta, rendendolo il fulcro dell’opera, invece che farlo solo attraversare da una storia.

Solitamente siamo abituati ad avere un focus totale sulla storia dei personaggi, con il contesto sempre più o meno in secondo piano rispetto alle loro vicende. In questo caso invece è l’esatto contrario: Rick Dalton, Cliff e gli altri attori messi in scena, sono strumenti utilizzati per mostrarci il vero protagonista del film, Hollywood.

Gli amanti dei videogiochi potranno riconoscere questo tipo di narrazione con la Lore, sdoganata dai Souls like e poi divenuta parte integrante di quasi ogni gioco degli ultimi anni. Nel cinema invece è uno strumento meno usato, specialmente quando si parla di film per il grande pubblico, ma esiste, e Tarantino è riuscito a sfruttarlo in maniera magistrale.

La narrativa di C’era una volta a… Hollywood è magnifica. Può piacere o non piacere per gusto personale, ma è oggettivamente scritta in maniera sublime. Il modo in cui riesce a raccontarci la vita di attori e registi, a casa e sul set, mostrandoci tutte le loro debolezze e ingenuità, è qualcosa di davvero magico. Si respira Hollywood e anni 60 in ogni singolo istante!

C'era una volta a... Hollywood Sharon Tate

Sfido chiunque a non provare empatia con Rick Dalton e le sue crisi, oppure con Sharon Tate e la sua genuina felicità nel rivedersi sul grande schermo… La vera vittoria di questo film è stata quella di usare personaggi meravigliosi non per raccontarci la loro storia, bensì per mostrarci l’umanità e al contempo l’assurdità della Hollywood di fine anni 60.

Questo film è un’opera immensamente autoriale, una di quelle che serve nel nostro immaginario sia che ci piaccia sia che non, perché non ha paura di rompere i canoni e le aspettative di un’industria, quella cinematografica, che troppo spesso scende a patti con il pubblico per non farlo sentire tradito.

Con C’era una volta a Hollywood, Tarantino ci ha raccontato la favola di un mondo fantastico, quello della Hollywood su cui lui stesso fantasticava da ragazzo, e di cui ora è uno dei massimi esponenti; e per fare ciò a scelto di farlo a modo suo: senza rispettare nessuna regola.

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